Ludovico il Moro

Nel 1482 Leonardo da Vinci giunse a Milano, città che per quei tempi doveva già somigliare ad una metropoli, potendo contare su una popolazione superiore ai centomila abitanti, per volontà di Lorenzo il Magnifico. Il signore di Firenze, per rinsaldare e ammorbidire i rapporti con le altre signorie presenti sul suolo italiano, aveva infatti deliberato di inviarvi “in prestito” i migliori intellettuali ed artisti presenti nella propria corte, con l’obiettivo di dare ulteriore lustro all’eccellenza culturale fiorentina, celebre in tutta la Penisola. Leonardo, interessato a prolungare la sua permanenza a Milano a causa del suo crescente disagio per l’ambiente a lui poco congeniale della cerchia medicea, indirizzò pertanto a Ludovico il Moro, duca della città, una “lettera di impiego” dettagliata, nella quale descriveva in modo esaustivo i suoi progetti sia di ingegneria militare e civile che artistici, tra cui una bozza per un monumento equestre in onore di Francesco Sforza.

©panthermedia.net/ Claudio Divizia

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Se in un primo momento l’accoglienza nella nuova corte fu permeata da una certa freddezza, dopo i primi anni il genio toscano seppe conquistarsi la fiducia del duca, e di conseguenza anche una serie di committenze. Negli anni milanesi videro la luce, la Vergine delle Rocce ed il ritratto di Cecilia Gallerani, più conosciuto come la Dama con l’Ermellino. Il suo allestimento in occasione del matrimonio del nipote del Moro, Gian Galeazzo Sforza, riprodusse nel Castello Sforzesco una indimenticabile rappresentazione del cosmo e dei pianeti, con giochi di luci e di suoni, che ne accrebbero ulteriormente la fama. Oltre al suddetto cavallo di bronzo per celebrare Francesco Sforza, Leonardo ricevette una commissione per il convento di Santa Maria delle Grazie: così nacque uno dei più grandi capolavori, l’Ultima Cena. Con l’arrivo della guerra e dei francesi a Milano nel 1498, l’inventore toscano fu infine costretto ad abbandonare la città.

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