Il motore a scoppio

La storia del motore a scoppio è profondamente legata all’Italia e ai nomi di suoi figli famosi che hanno contribuito in maniera decisiva a dare una svolta epocale a tutta la mobilità a venire. Luigi Cristoforis a Milano studiava da tempo la possibilità di dare forza motrice alla meccanica a partire dall’esplosione di gas. Fu nel 1852 che padre Eugenio Barsanti in Toscana utilizzò l’esplosione per generare il moto e ideò un sistema per il quale l’introduzione e l’accensione della miscela veniva automaticamente regolata e che eliminasse i residui.

©panthermedia.net/alekup

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Grazie al sodalizio con il fisico Felice Matteucci, gli esperimenti continuarono con successo fino a quando nel 1854 venne rilasciato dal Governo Granducale Toscano la prima patente. Gli esperimenti continuarono nel tempo, alla volta di ottenere un moto regolare e continuo fino alle collaborazioni con Giovan Battista Babacci. Proseguì così un’intensa stagione di esperimenti e di modifiche che andarono ad essere brevettati in tutta Europa. Il motore Barsanti – Matteucci con stantuffo ausiliario a tre tempi venne brevettato in Francia nel 1858 e prevedeva una fase di aspirazione, una di scoppio e quella di scarico. Durante la prima, lo stantuffo ausiliario scendeva e aspirava aria e gas combustibile, nella fase di scoppio si accendeva la miscela detonante tramite scintilla elettrica. Lo scoppio faceva salire l’altro stantuffo principale che permetteva alla ruota di girare, mentre nella fase di scarico scendeva nuovamente, contemporaneamente alla risalita dello stantuffo ausiliario. La sua risalita consentiva ai gas di fuoriuscire dalle valvole.

Da allora tanta strada è stata fatta e oggi contiamo su diversi tipi di motore, alimentati anche con propulsione elettrica e insieme termica nel caso delle auto ibride o con motore GPL nel caso di auto alimentate a gas di petrolio liquefatto.

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