Alfonso e Renato Bialetti

Forse non ha risolto i mali che affliggono il mondo, forse non ha salvato vite umane. Eppure Alfonso Bialetti è riuscito con un piccolo oggetto, la caffettiera Moka, a cambiare le abitudini quotidiane di milioni di italiani nel mondo, e non solo.

©panthermedia.net/ lorenzo gambaro

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Questo poco conosciuto inventore e imprenditore italiano, nato a Bologna alla fine dell’Ottocento, emigrò molto giovane dalla Penisola verso la Francia per lavorare in qualità di operaio fonditore in una fabbrica per la produzione di alluminio. Soltanto nel 1918 decise di tornare in patria, portando con sé le esperienze e le tecniche apprese durante i suoi anni all’estero: ciò gli consentì di stabilire a Crusinallo, in Piemonte, la propria fonderia – chiamata “Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia – anch’essa specializzata nei semilavorati in alluminio. Utilizzando la tecnica di fusione del metallo in conchiglia impiegata nella propria azienda egli inventò nel 1933 un apparecchio specificatamente concepito per la preparazione del caffè, la Moka. Tradizionalmente in Italia bere un buon caffè significava avere in casa la caffettiera napoletana: la Moka ebbe il pregio di ridurre il tempo di preparazione della bevanda e di semplificarne il procedimento. L’oggetto entrò immediatamente in produzione, in piccola scala considerando le dimensioni della Alfonso Bialetti & C., e riscosse un ottimo successo.

Fu però il figlio Renato a lanciare massicciamente la Moka sul mercato, una volta giunto al vertice della società nel Secondo Dopoguerra. Il nome Bialetti entrò nelle case di tutta Italia grazie a una geniale campagna pubblicitaria basata sulla mascotte che porta la firma di Paul Campani: l’omino con i baffi Bialetti – ispirato proprio ad Alfonso – divenne uno dei protagonisti degli spot di Carosello, e campeggia a tutt’oggi sulle caffettiere del marchio italiano.

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